Carta sporca

blog di poesia impura (a cura di d.n.)
martedì, 15 settembre 2009

Caro Piero Sansonetti, perché non dovevi andare a “Porta a porta”

Caro Direttore Piero Sansonetti,

credo che questa volta la sua presenza nel salottino di “Porta a porta”, durante la puntata imperiale dedicata alla consegna delle prime case ai terremotati abruzzesi, sia davvero un errore imbarazzante, grave e grossolano.
Volente o nolente lei presterà il suo corpo, il suo ruolo di rappresentante della sinistra, ai buffetti del capo anomalo di un governo di estrema destra nel bel mentre di un assedio pericoloso e greve, da parte del potere politico post-piduista in atto, nei confronti degli ultimi residui di giornalismo non allineato al pensiero unico governativo.
La giustificazione da lei apportata (su “L’altro” di oggi 15 settembre) per cui “la televisione non è il demonio” è una scappatoia retorica priva di contenuti, dato che si sta parlando di altro e dato che l’emergenza democratica che stiamo vivendo nelle ultime settimane, e che è alla base della manifestazione indetta per il 19 settembre a Roma, ha proprio oggi, e precisamente in questa puntata di “Porta a porta” e in tutto ciò che essa rappresenta (l’instaurazione di un giornalismo ufficiale di Stato, la censura totalitaria di ogni giornalismo non allineato), la sua più esplicita e violenta manifestazione.
Non stiamo parlando, dunque, soltanto di linguistica o di metodologia delle comunicazioni.
Con questo potere, che fu eversivo e che ora si è fatto napoleonico, lei non potrà confrontarsi e lo sa bene, ma solamente prestarsi ad una simulazione indegna di pluralismo, che potrà forse convenirle per pubblicizzare la sua (ed anche nostra) nuova testata, ma che sinceramente sbigottisce e disorienta tutto quel popolo della sinistra plurale e diffusa che vorrebbe tentare di riconoscersi nella federazione di partiti e movimenti che cerca di unire Nichi Vendola ed anche nel suo quotidiano.
Invece, proprio come nei migliori piani di Bruno Vespa, Berlusconi e il suo entourage, la palesazione del fascismo in atto sarà oggi coperta dalla sua presenza.
Non si tratta solamente, e lei sa bene anche questo, di uno scontro tra Floris e Vespa, tra Partito democratico e PDL (e foss’anche non sarebbe di certo sottovalutabile trattandosi nel caso della censura totalitaria della voce del principale partito dell’opposizione parlamentare). Si tratta però di ben altro, e cioè della repressione sistematica ed organizzata di ogni voce di critica pur flebile del presente ed oppositiva all’egemonia del governo Bossi-Berlusconi, non importa se legata alla sinistra, al centro, alla Chiesa, o persino alle stesse correnti interne alla maggioranza, come dimostra l’ultimo livido episodio dell’intimidazione di Feltri-Berlusconi nei confronti del Presidente della Camera Gianfranco Fini.
Dopo il siluraggio di Boffo, la censura del film Videocracy, il boicottaggio di “Anno zero”, lo smantellamento sostanziale di “Report”, le intimidazioni contro “La Repubblica”, “Tg3”, “Che tempo che fa” e “L’Unità”, le intimidazioni al Presidente della Camera, la sospensione di “Ballarò” ed anche di “Matrix” per dare spazio ad una trasmissione di propaganda imperiale “tagliata su misura” (parole di Bruno Vespa), lei ha deciso ugualmente di partecipare ad una conversazione truccata nel salottino buono del Palazzo dove il cronista ufficiale del governo Bossi-Berlusconi celebrerà il suo datore di lavoro, proprio nei giorni in cui quest’ultimo sta operando lo smantellamento definitivo della Rai ed instaurando un regime comunicativo repressivo e censorio, in contemporanea a quello xenofobo e repressivo nei confronti di tutti i diritti, individuali e dei lavoratori, già in atto da oltre un anno nel nostro Paese.
In questa contingente situazione, caro Direttore, ai salottini dello spettacolo si partecipa solo per bruciarne la scenografia (culturale e politica), al costo dell’esilio; oppure si salta il turno, unitariamente a tutte le altre opposizioni, per smascherarne la finzione.
Rifiutare lo specchio narcissico dell’idealismo duropurista, sporcarsi gramscianamente le mani nel magma della realtà comunicativa e linguistica, non può voler dire essere accondiscendenti fino alle degenerazioni della pura e semplice connivenza.
In questo clima di assedio totalitario, caro Direttore Piero Sansonetti, la celebrazione ufficiale del Leader andava contestata radicalmente e unitariamente.
Per il suo (nostro) particulare interesse di frazione politica e di giornale, ha indebolito il fronte generale dell’opposizione e offerto una vestaglia al re seminudo.
Caro Direttore Piero Sansonetti, credo davvero che lei abbia commesso un gravissimo errore.

 
Davide Nota
postato da davidenota alle ore 14:42 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
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Commenti
#1    15 Settembre 2009 - 16:50
 
Lettera rilanciata da Franco Buffoni su "Nazione indiana": http://www.nazioneindiana.com/2009/09/15/piero-sansonetti-a-porta-a-porta/
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#2    16 Settembre 2009 - 10:44
 
Ma è ancora direttore di Liberazione?? Che pena se quello è di sinistra io sono Bolt!
utente anonimo

#3    16 Settembre 2009 - 11:44
 
Caro utente anonimo, Piero Sansonetti non è più direttore di Liberazione perchè lo scorso autunno è stato epurato, reputo ingiustamente, dalla nuova dirigenza di Rifondazione.
Ora dirige "L'altro", quotidiano di sinistra diffusa, niente male, anche perchè sulle sue pagine si ritrovano molti dei bravi giornalisti provenienti da Liberazione.
Non si tratta, o almeno non si è trattato per me, di accusare o attaccare l'uomo o le sue qualità umane, ma una scelta che ho reputato molto grave, soprattutto perchè ha avuto la funzione di indebolire una lotta che era unitaria.
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#4    17 Settembre 2009 - 01:58
 
Gentile Davide Nota,
ho letto con molto interesse la sua lettera al direttore Sansonetti in merito alla sua partecipazione al talk-show Porta a Porta. Condividendo appieno lo spirito e anche la sostanza della missiva, ho ritenuto di cercare informazioni sul suo autore ed eccomi approdare sul suo spazio personale, sul suo blog.
Leggendo i commenti al suo intervento, mi accorgo quasi subito di una nota stonata, e me ne dispiaccio.
Lei critica puntualmente la decisione del Nostro e lo fa meritoriamente prima dell'effettiva figura barbina che il direttore si costruisce con le proprie mani nel salotto vesp(as)iano. Converrà con me che il giornalismo "ficcante" di Sansonetti non si è manifestato punto nel corso del citato programma televisivo.
Leggo, ad una domanda di un suo lettore, una risposta un tantino in controtendenza rispetto alle parole usate nella sua lettera.
Se Sansonetti da lei, probabile lettore della passata gestione di Liberazione, può essere criticato vigorosamente per le sue scelte giornalistiche, l'editore di Lib invece si sarebbe macchiato di un fattaccio molto grave come (addirittura!) l'epurazione del Nostro e l'esilio presso i lidi dell'Altro. Accidenti! Delle due l'una: o Sansonetti, a prescindere dalla sua idea di giornalismo e dalla sua tempra di combattente dalla penna a sfera, non può essere giudicato per il lavoro svolto e quindi la sua lettera perde di conseguenza valore, oppure credo che, per onestà intellettuale, dovrà rivedere le sue posizioni in merito all'avvicendamento del Direttore di un giornale che si vuole, per colpa di nessuno, di partito.
Sansonetti è rimasto quello di prima, quello che è sempre stato, magari quello che è cambiato è la sua (sua di lei!) attenzione in merito al lavoro del giornalista barbuto. Se le sue critiche, come credo, erano puntuali e condivisibili prima della messa in onda della trasmissione, e lo sono state ancor di più dopo la prestazione del Nostro, a telecamere spente mi viene l'obbligo morale di consigliarle una rilettura dell'episodio incriminato, l'avvicendamento intendo, forse si accorgerà che le stesse sue critiche al giornalista Sansonetti erano state mosse, simili e lo stesso condivisibili, anche allora.
La differenza? Le sue stesse opinioni le ha espresse l'ex editore di Sansonetti, un partito dal nome Rifondazione Comunista che, forse, dall'operato del Nostro aveva qualcosina in più da perdere rispetto a me o a lei (credo che in queste ore lo stesso pensiero lo stiano formulando il dott. Fava e il dott. Vendola). Probabilmente Sansonetti, credo concorderà con me, ha dilapidato in una serata gli ultimi crediti televisivi di una certa sinistra radicale, almeno così sembrano pensarla molti frequentatori dell'edizione online de L'Altro.
Tanto più che al Nostro le critiche sembrano entrare in un orecchio e uscire, immancabilmente, dall'altro.
Ora mi chiedo, per quale ragione al mondo il partito della Rifondazione Comunista avrebbe dovuto sopportare un minuto di più un uomo con questa idea del giornalismo? Forse che lei possa dargli, più o meno palesemente, della quinta colonna mentre invece Rifondazione non possa aver pensato ad un semplice avvicendamento? Forse che le sue legittime e condivisibili critiche messe in mano a Rifondazione cambino repentinamente obiettivo, essendo invece palese la volontà di epurare? Spero che questa vicenda le abbia suggerito un ripensamento, della figura di giornalista di Piero Sansonetti e della vicenda della sua sostituzione alla guida di Liberazione.
Saluti e ancora complimenti per la missiva.
utente anonimo

#5    18 Settembre 2009 - 17:06
 
Caro secondo utente anonimo (ma perché non vi firmate?),
grazie per il commento, e grazie anche per gli appunti critici, che hanno centrato una contraddizione tra il contenuto della mia lettera e quello del commento con cui ho velocemente risposto al primo anonimo.
Sì, la dirigenza di un partito aveva ed ha tutto il diritto di decidere il direttore, e cioè la linea politica e culturale, del proprio giornale.
Sono critico non da ora con Sansonetti e reputo erronea la strategia, che pure ha una sua logica, di popizzazione (mascheramento? alleggerimento?) del pensiero marxiano, e sono stato critico anche con Bertinotti, la cui gestione non è stata però, grezzamente, “salottiera” ma frutto di una riflessione che più o meno era: un partito di sinistra radicale in Italia oggi è meno soffocato dai mezzi della destra borghese, mediante un patto di reciproca strumentalizzazione (visto che la destra mira a far perdere peso al partito maggiore dell’arco di centrosinistra, Ds o Pd) che non dalla sinistra borghese, che mirerebbe altrimenti al soffocamento totale (basti guardare come vengono trattate sia Rifondazione che SL, oggi, da Repubblica, Espresso, Tg3 etc).
Strategie, che si possono criticare e contestare anche duramente, con la forza del pensiero e delle alternative.
Ma guardo con timorosa diffidenza le cacce all’uomo, rancorose e irrazionali, come quella che si è andata a creare nel pre-Chianciano all’interno di Rifondazione, e che ancora non si placa, e che ha costituito, moralmente, un clima da “epurazione” e non da “sostituzione” del direttore del giornale.
Ti dirò, e sembrerà forse strano che un simpatizzante di SL si esprima in questo modo, che convengo anche sul fatto che la cosiddetta “debertinottizzazione” fosse necessaria, anche perché un Partito democratico non può reggersi solo sul carisma di un leader-feudatario, sul consenso di immagine, e sui duelli tra i pretendenti al trono (sebbene i partiti che oggi vanno bene, come Forza Italia, Lega e Idv, hanno proprio questa struttura).
Non sarei stato affatto contrario alla decisione di una sostituzione del direttore di Liberazione, da parte di una dirigenza unitaria del Partito guidata dalle mozioni principali del Congresso o da parti di esse (Grassi-Ferrero-Vendola-Russo Spena).
Ma il clima fratricida che si è andato a creare, e che ha cavalcato molto bene Ferrero come unico collante per la vittoria e per una dirigenza armata, va a costituire, secondo me, l’ingiustizia di cui ho scritto nel commento.
Un ultimo particolare: la crisi delle vendite di Liberazione e il suo indebitamento sono avvenuti in un quinquennio in cui la crisi delle vendite dei quotidiani è stata generale all’infuori del duopolio Corriere-Repubblica, dare di questo la colpa a Sansonetti mi pare sinceramente azzardato. Anche in questo caso sarebbe meglio lasciare perdere gli “al lupo al lupo” e ragionare con più calma sugli avvenimenti e sulle possibili soluzioni.
Il clima di furore epurativo e generalizzato non ha portato molto lontano.
Le chiedo scusa per queste libere riflessioni che esulano forse anche dal discorso, a cui mi sembra comunque di aver risposto.
A presto e grazie per lo scambio,

Davide
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#6    13 Ottobre 2009 - 21:35
 
sottoscrivo ogni parola.
purtroppo le poltrone di porta a porta, ormai, hanno preso di gran lunga la forma del suo culo...
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Chi sono

Utente: davidenota
Nome: Davide Nota
Nato nel 1981 a Cassano d'Adda (MI) da padre lucano e madre marchigiana, risiede dalla prima infanzia ad Ascoli Piceno. Si è laureato in Lettere moderne con una tesi sulla "Nuova poesia italiana". Redattore de "La Gru", ha pubblicato i libri di poesia "Battesimo" (LietoColle, 2005) e "Il non potere" (Zona, 2007). Dal 2008 abita a Roma, dove si occupa di giornalismo politico e culturale.


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