Carta sporca

blog di poesia impura (a cura di d.n.)
martedì, 10 febbraio 2009

Di che lagrime grondi e di che sangue. Incontro con Umberto Pascali

[La Gru, 5 febbraio 2009]

Fabio Monti: Io partirei da quello che almeno a livello massmediatico è stato presentato come il grande cambiamento del 2008, e cioè l'elezione di Barack Obama, il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti d'America, che rappresenta anche il ritorno del Partito Democratico alla Casa Bianca. Credi che Obama potrà rappresentare una reale discontinuità rispetto alla politica estera di questi ultimi otto anni? La cultura della guerra preventiva al terrorismo può dirsi conclusa?
 
Umberto Pascali: Innanzitutto dobbiamo liberarci dalle mitologie. La mitologia americana, l'ideologia che l'America secerne da tantissimo tempo, è un'arma estremamente forte, che avvince. Non c'è bisogno nemmeno della forza, se c'è la forza del mito. Il cambiamento in realtà è una continuazione con altri mezzi, una continuazione per fare le cose che i Neo-con non sono riusciti a fare, in modo più efficiente.

Continua a leggere la conversazione a cura di Fabio Monti e Davide Nota: qui.
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domenica, 01 febbraio 2009

Paolo Febbraro su "Il non potere"

[in Poesia 2007-2008. 13° Annuario, di P. Febbraro e G. Manacorda, Gaffi 2009]


A Davide Nota – nato nel 1981, autore di Il non potere (Zona 2007), suo secondo libro – si vorrebbe, con la mite arroganza degli esperti, dare un consiglio. Per fortuna, il suggerimento è da una parte autorizzato, dall’altra reso inutile dal corso stesso della sua opera. Il consiglio è quello di aspettare la propria crescita, e non limitarsi a rappresentarla. Sembra un paradosso, ma consente di eliminare gli sprechi, di dare il tempo alle proprie immagini, di non renderle necessariamente più folte, o addirittura più grevi, ma di immergerle in un ritmo più grande, in una maschera metrica più asciutta e necessaria. Delle quattro sezioni che compongono il libro, almeno la prima sembra gesticolare la propria inquietudine giovanile fra i loci deputati tristemente convenzionali del realismo contemporaneo (il G8 di Genova 2001, il fiume inquinato, i morti per droga delle orrende periferie) e soprattutto una lingua che rigioca le sue pennellate sporche ed espressionistiche («… scoria / che la fuga della storia elude; un perizoma / sgualcio ai piedi del cesso…»), in cui si leggono i “tagli” o i ribellismi morfologici dei «finestri», dei «presti lavori», o si evoca la «bionda disperazione» di una ragazza catturata dalla polizia o il «bordo sfiancato del niente» del «torrente» dalle rive «stente». La sezione che dà il bel titolo al libro, invece, evita queste marche generazionali, o segnalatori di posizione; o comunque le imbeve di una più ampia capacità di dialogo, profondendosi in scene quotidiane nelle quali la desolazione non s’incanala in facili correlativi oggettivi, ma s’investe in crescite difficili, in fallimenti allusi, in contorni flessibili all’urto dell’esistenza, ma anche ai più scanditi richiami della parola. Non so se la giovinezza di Nota sia davvero già consumata, come la denuncia il poeta: di certo, sta diventando più permeabile all’alterità, alle gradazioni del diverso da sé, meno compiaciuta della monocromia fintamente espressiva della “scapigliatura” derelitta e contraria.

postato da davidenota alle ore 16:19 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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Chi sono

Utente: davidenota
Nome: Davide Nota
Nato nel 1981 a Cassano d'Adda (MI) da padre lucano e madre marchigiana, risiede dalla prima infanzia ad Ascoli Piceno. Si è laureato in Lettere moderne con una tesi sulla "Nuova poesia italiana". Redattore de "La Gru", ha pubblicato i libri di poesia "Battesimo" (LietoColle, 2005) e "Il non potere" (Zona, 2007). Dal 2008 abita a Roma, dove si occupa di giornalismo politico e culturale.


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