Carta sporca

blog di poesia impura (a cura di d.n.)
domenica, 28 dicembre 2008

Un dono enorme di Gianni D'Elia, amico grande e grande artista, pittore e bardo.

Ritratto di Davide Nota


O come un ragazzo di Caravaggio,
la rada barba sopra il viso tondo,
l'incarnato roseo, che ha il bel raggio
intorno agli occhi angeli, mite sfondo...

Il brevilineo marchigiano scatto,
l'energia di un bastone da pastore,
la gioventù col branco sperso e matto
dei compagni suicidi di malore...

E questa resistenza di parole,
la piccola comune dei precari
di un lavoro e di un'arte senza sole,
per rialzare la Gru contro i notari...

Scambiando per padri i frati maggiori,
la generosità dei disperati, brace
tra i call center che squillano i furori,
questa generazione arde, non tace...

L'estro dei versi è coscienza di pace,
e il rosso sul marrone ha tanti ori,
da tanta incandescenza aspetti molto,
il fuoco c'è, l'artista è un lungo ascolto...

Ora il ragazzo dipinge il suo volto.

[2008]

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martedì, 23 dicembre 2008

Auguri, per una sinistra di cultura e unità

[sinistra-democratica.it, 22 dicembre 2008]


Sarebbe stato questo il mio intervento all'Assemblea "Per la Sinistra" del 13 dicembre a Roma. Non avendo fatto in tempo a prendere pubblicamente la parola, lo traduco in lettera d'augurio e condivisione.

Continua a leggere il pezzo
 qui.

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giovedì, 18 dicembre 2008

La parafrasi del fuoco

L'ambiente letterario è ridicolo.
Parlano di premi, mentre ci viene tolta la vita.
“Non cerchiamo colleghi ma fratelli”.
A Roberta. Ad Alice. A Giulia.
Agli amici de “La Gru”. Che non è una redazione ma una casa.


Uno. Poesia.

Il punto è questo: uno sogna una casa, abitata da persone, e tutto quello che riesce a mettere in piedi è lo scheletro di una casa, che sarà abitata in futuro da persone che avranno tutt'altri sogni.
Questo vuol dire: sperare.
Ed anche queste conversazioni, che altro ragionevolmente non sono che monologhi di una solitudine allo specchio, alla ricerca di un sognato (da tempo, da tempo, da ancor prima di esserci) alter-ego, probabilmente neppure il lontano arcaico ricordo avranno del sapore delle lacrime che ora le solcano.
Questo vuol dire: comunicare.
Tutta questa solitudine desiderante ed inquieta altro non farà delle sue ansie che scheletri di relazioni, ruoli di amicizia, caselle vuote.
Ma dove il sole? Ancora, di nuovo: dove il fiume? Dove il prato infinito in cui si correva (in cui avremmo dovuto correre) ridendo?
Sono cresciuto, madre, e quella promessa è stata tradita. In un giorno lontano della mia infanzia, di fronte ad una grandiosa prateria fiorita, ebbi la mia unica possibilità e ne feci rinuncia.
Maturo, mai. Maturo? Mai.”.
Quando tutto era ancora possibile.
Quando ogni possibilità era ancora intatta.
Questo è il pensiero delle 4.44 del mattino, ed è il mio pensiero per te, mia amata sorella ed amica immaginaria, prima di andare a dormire, mentre tutto ruota, mentre tutto sfuma.
Stringimi forte e non permettermi di svanire.

*

Ho preso fuoco.
Tutto ciò ha “significato”: le fiamme.
Tutto ciò non mi riguarda.
Il poeta storce il naso, di fronte alla cattiva impressione che un corpo ardente potrebbe rappresentare in un contesto che non si addice all'ustione.
Ridere di gusto, neppure “si addice”: le lacrime agli occhi sono troppo volgari.
Questa è la patria del ghigno, della citazione.
La battuta ironica sostitutiva della competizione fallica.
Strette di mano, pacche sulle spalle, convenienti: ecco la poesia all'italiana.
“Me ne torno con il pullman, brillo e solo. Raggiungo gli amici, pieno della consapevolezza di non appartenere a nessun ambiente. Gli unici affini sono stati i manovali organizzativi. Con i poeti, pacche sulle spalle cariche di reciproca diffidenza” (Sms privato).
Annotazione a margine. Scrivere con la bomboletta su un muro di Roma: “VIVA DINO CAMPANA”.

*

Preferirei la tragedia a questo misto di indifferenza e previdenza.
Se hai deciso di attuare delle strategie nei miei confronti, sappi che io reputo ciò un tradimento della vita.
Non sono chiaramente disponibile a praticare una ennesima messa in scena.
Fratellanza vuol dire immergersi nel fiume e non fare ragionevolmente dei calcoli.
Credo molto nella tua bellezza ma la bassa parafrasi che fai della mia poesia non mi riguarda, non mi interessa.
Ti ho donato una porta, un'altra dimensione, il mio mondo di visioni ed angeli e guerra civile e comunanza, e la mia mano per attraversare assieme il cammino e incidere i nostri nomi sul greto della predestinazione, e a tutto questo tu hai risposto: calcoli, ragionevoli ed opportuni.
Dunque a presto.


Due. Prosa.

“Non credo tu possieda l'autorevolezza per scrivere di certe cose” (Andrea Tosti, Conversazione privata su Facebook, 2008).

“Sono irritato dal tuo continuo citare Pasolini come stampella per ogni discussione che si porta avanti in questo paese. Intendiamoci, amo molto Pasolini (più come regista che come intellettuale a dire il vero), ma sono dell'opinione, più “sensibile” che ragionata, che spesso la sua presenza sia più d'impiccio che d'aiuto” (Andrea Tosti, Conversazione pubblica su Facebook, 2008).

“Ma perché citi Pasolini? Perché è autorevole?” (Luca Xanadu, Conversazione pubblica su Facebook, 2008).

Mio fratello Esenin gridava, in un locale per travestiti di Berlino: “LA POESIA DEVE ESSERE STUPIDA!”.
Voleva dire che l'intelligenza è immanente alla stupidità, e non viceversa.
Voleva dire, anche, che solo nella POESIA e solo nella MUSICA vi è Unità, dove altrove regna la Separazione.
Intendiamoci sui termini: per “stupidità” parlo della saggezza senza parole di mia nonna Maria e di Esenin che prega le viole, perché hanno tolto la croce, dalla chiesa del bosco. Non parlo: della babbeaggine ostentata della gioventù universitaria italiana, vilmente intruppata nel ciclo produttivo e riproduttivo della borghesia più imbecille del Mondo. Né parlo: della vile, cattiva ignoranza; dei noiosi, mediocri assassini di Salvatore Toma; dei cattolici fascisti; della norma televisiva che uccide e sevizia, etc.
Non parlo della “massa” ma dell'uomo. Sono umanista: termine che fa ghignare.
Sono umanista. Credo nell'uomo.
Amo la vita. Amo la felicità.
Perché cito Pasolini? In quale contesto?
Con quale, e/o per quale, autorità?
L'autorità di chi, innamorato, è dunque privo di convenienza.
Di chi sventola ridendo/piangendo un fazzoletto bianco, una maglietta, per gridare: EI! MI RICONOSCI?

Questo, è per me, LA SINISTRA.
Quanto dico, non ha senso?
Ma l'uomo è costruttore di significati e di grammatiche (me lo ha insegnato Chiara Daino, una delle più grandi scrittrici che oggi possa vantare l'Italia).
Dunque, senso lo avrà.

*

La battaglia culturale della Nuova Sinistra mondiale, che stava scalfendo il Palazzo del capitalismo globale non solo alla base dei suoi rapporti di produzione ma alla radice sotterranea delle sue narrazioni e grammatiche ideologiche, viene violentemente repressa, in un arco di tempo che va dal 1968 al 1978, mediante un amalgama di terrorismo indotto, stragismo, guerra dell'Oppio e acculturazione mass-mediale, subitamente intensificata a partire dai primi cedimenti strutturali del Movimento.
Il Picnic era pronto. Il vitello grasso già morto. Si attendeva il ritorno del figliuol prodigo.
Perciò il padre ha misericordiosamente esploso un po' di bombe, per rendere il porcile impraticabile.

*

Pier Paolo Pasolini rappresenta per me l'avanguardia culturale di questa Nuova Sinistra mondiale.
La sua morte ha qualche cosa di pluriversalmente emblematico.
L'ossimoro, l'enjambement pasoliniani: sono il superamento di due secoli di IDEOLOGIA.
Duecento anni ribaltati in una lacrima!
Questo vuol dire: “Sentimentale, e perciò filosofico” (Leopardi)

Io cito Pasolini come padre di una “Sinistra di Poesia e Realtà” (definizione mia).
Il suo nome ha in questo, per me, l'importanza che può avere (e che continua ad avere nel mondo) il nome di Antonio Gramsci.
Dalla Scuola di Francoforte a Guy Debord, passando per Walter Benjamin: Pasolini è già: OLTRE.
In quanto nella MUSICA.
In quanto nell'AMALGAMA.
In quanto nel CONTRAPPUNTO della POESIA dell'UOMO contro (in) la PROSA della NARRAZIONE teorica, ideologica e razionale.
La lotta, non avviene più tra le due facce separate della medaglia dualistica: illuminismo-romanticismo; positivismo-irrazionalismo. O: ateismo-cattolicesimo.
La lotta è l'UOMO. L'uomo contro ogni Separazione.

*

Di tutto questo è oggi consapevole solamente un fanciullo della Politica, il cui nome è Nichi Vendola, che io evidentemente appoggio, e per il cui movimento politico-culturale liberamente simpatizzo.

E questo è il motivo per cui cito, nei miei appunti di “cultura politica”: PASOLINI.
Come un Gramsci liberato da Rimbaud...

Fare pure differenze fra: poesia e politica; regia e biografia; campi: non mi interessa. Non mi riguarda.
Sono semplicemente vivo e parlerò. Felice di smembrare la grammatica dei campi. Tutta qui la mia presuntuosa autorità di individuo vivente.


Ed anche questo, tutto questo, è ancora e sempre: “appunto”; “approssimazione”; “divulgazione” e “difetto”.
Eppure amo.
Eppure sventolo codesto straccio roso (e non più: “rosso”) al vento della Nuova Storia, alla ricerca dei fratelli.


Tre. Musica

Questo vuol dire: Musica. Poesia.
“I nostri contemporanei sono stupidi” (Carmelo Bene).
I nostri contemporanei sono sordi.
La letteratura sta alla poesia come la menzogna alla verità” (Umberto Saba).
E un uomo simile doveva nascere proprio in Italia, proprio nel paese dei letterati!” (Umberto Saba).
“O è Poesia o non lo è. O è Musica o non lo è. Punto.” (Chiara Daino).
Ero fra lor di un’altra specie” (Umberto Saba).

Cari amici, grazie dell'ascolto.
A presto...


DavideTarkoskij

[Fotografia di Daniele Ciabattoni]

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venerdì, 12 dicembre 2008

Tre appuntamenti

Sabato 13 - Roma, ore 13: Assemblea Nazionale "Per la sinistra" (Via Pepe 41)
Sabato 13 e Domenica 14 - Perugia: Batik Film Festival (Rezza, Garrel, Ghezzi...)
Martedi 16 - Roma, ore 18: La mia prima lettura romana alla "Casa delle Letterature" (Piazza dell'orologio 3): VENITE A SENTIRMI?
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sabato, 06 dicembre 2008

Abiura dell'ambiente

Noi non abbiamo bisogno dei vostri microfoni, perché la nostra voce è viva nell'orecchio dell'amico.
Noi non abbiamo bisogno dei vostri palchi, perché ogni pietra del mondo è un palco dal quale cantiamo.
Noi non abbiamo bisogno dei vostri patrocini, perché attorno a un tavolo è la nostra dimora.
Né cura abbiamo della vostra meschinità baronale perché in ogni altrove che vi nega risorge la nostra speranza.

Noi non siamo colleghi ma fratelli.
Non cerchiamo applausi ma esistenza.
Non siamo un gruppo letterario: siamo una Comune sentimentale-artistica.
L'arte è per noi una forma di rivolta finalizzata alla vita.


Roma, 6 dicembre 2008
Davide Nota

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Chi sono

Utente: davidenota
Nome: Davide Nota
Nato nel 1981 a Cassano d'Adda (MI) da padre lucano e madre marchigiana, risiede dalla prima infanzia ad Ascoli Piceno. Si è laureato in Lettere moderne con una tesi sulla "Nuova poesia italiana". Redattore de "La Gru", ha pubblicato i libri di poesia "Battesimo" (LietoColle, 2005) e "Il non potere" (Zona, 2007). Dal 2008 abita a Roma, dove si occupa di giornalismo politico e culturale.


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