Andrea Pulcini, ideatore del progetto sonoro "Persian Pelican", dopo aver già dialogato
musicalmente con la mia poesia I cadaveri, mi fa dono di un nuovo "affresco poetico": Genova.
La pagina Myspace di Persian Pelican è qui.
Con amicizia e affetto, ringrazio.
(La qualità del suono è in questo spazio elettronico evidentemente ridotta).
Genova
Il cielo è uno spicciolo opaco che un dio
nazionale ci porge; pietà
è quest’edera gialla che copre; la città
divide in settori il cemento armato. Tu,
musa diciottenne, vivi nel grido
di un’anca spezzata; trascinano
il tuo corpo due gendarmi: è pallido
giglio, visione. Due lacrime rosse
ti segnano in graziosa venatura. Poi l’antro
della questura che s’apre è il nostro addio
a vedersi altrove, o mia selvaggia
musa trecce d’oro, trascinante
le ossa fracassate per le strade
di una città che non ti vuole ed ha paura
della tua bionda disperazione, o lupa
noglobalina che scambiando follia
per reazione ti precipitasti
tra le mille bandiere di Genova a gridare
il tuo bisogno di esser meno sola.
(da Il non potere, Zona 2007)
[Chorus n.5, giugno 2008]
Scrivo questa lettera per Nota, nell'ultimo venerdì di passione elettorale, prima del ritorno inglorioso del mostro, Gerione di Arcore. Il Veltro, va da solo...
Davide Nota è un poeta giovane e bravo, marchigiano, con alle spalle due buone prime raccolte (se il primissimo libretto, Battesimo, che introdussi con affetto, si continua nel poemetto Il non potere). Ed è raro riconoscere una coerenza e uno sviluppo così forti.
Davide Nota è laureato in Lettere, conosce e studia l'ultima poesia italiana, lavora da precario, dirige con altri giovani amici una rivista, "La Gru", che è molto attiva a livello teorico e documentario.
Quando mi scrisse la prima lettera, già sette anni fa, mi spaventai un poco, e gli risposi subito: la solitudine e la chiusura di provincia è tipica di ogni adolescenza artistica di frontiera. Ma ciò che conta è la voglia di eredità, di storia e di cultura, così che la fede laica sia salvata. Nei suoi scritti in prosa critica, riconosco l'eredità di "Officina" e di "Lengua".
La continuazione della sinistra letteraria italiana migliore, che non a caso arriva al vostro bianco Chorus, per la convocazione che ci preme.
I versi di Davide Nota vivono in questa realtà italiana disastrata, tragicomica, violenta, e la sua arte sta affinando il passaggio dall'istantanea alla durata, al narrabile per scarica psichica e mentale, politica.
Questo poeta è un poeta di sinistra arcobaleno, non incline all'omologazione delle destre e della sinistra.
La bravura di Davide Nota è metrica e sentimentale, ci richiama al territorio comunitario di una lunga rovina, in cui siamo immersi, da Macchiavelli in poi. Nessuno può più scrivere (né leggere) senza questo "spettro di Macchiavelli" (Le spectre de Machiavel, dello scomparso Bernard Simeone, Le passe du vente, 2002).
Il rapporto tra gli scrittori italiani e il crimine moderno del politico (dalle signorie al monopolio mediatico e malavitoso), del nuovo fascismo universale profetizzato da Pasolini, ci costringe a occuparci della poesia come di uno strumento antropologico di opposizione corsara, ragionante, e vitalmente disperata.
Anche in Davide Nota, il passaggio dai versi alla prosa critica implica un'apertura sperimentale sulle idee e sulle forme, dentro la crisi comunicativa tipica dell'osmosi con la tecnica: un massimo di strumenti veloci, e un minimo di senso (sentire e significato).
L'espressività metrica, l'endecasillabo sciolto e la terzina, le rime a cascata, a distanza baciata, ci dicono di una linea pasoliniana aperta, "in forma di rosa", critica del presente.
Né l'Italia di Berlusconi, né lo specchio di Veltroni, ecco, la possono accogliere: è un frutto eretico, di giustizia e di pace, che rivendica una memoria, dalla Resistenza al Maggio, fino alla sconfitta di Genova.
E' l'idea che ancora esista (e resista) la Sinistra, e la Poesia, come una infrasoggettiva, intersoggettiva, storica e politica, sociale e artistica.
Con la denuncia di Roberto Saviano contro la camorra, con i miei libri su Pasolini contro il silenzio sulle stragi, con i versi dei giovani come Davide Nota, ecco, si ascolta altro: una rivolta leopardiana, per il vero stato presente dei costumi degli italiani, che chiede alla propria nozione di Progresso una risposta anche politica, ma senza più compromessi con lo Sviluppo e le sue caricature democratiche e progressiste.
Accogliete, con lo scritto, l'affetto,
Gianni D'Elia

Il fiore del fascismo universale
Mi aggiro tra i banditi democratici,
gli abolitori dello stato di diritto.
Se spezzo la catena è solo un sogno
ridicolo, che lascia posto all’ombra.
La nostra storia morta è ancora questa
del grumo di catarro, terra e sangue
rappreso dove vomita la bestia
balcanica o dove il volto esangue
del ragazzino morto sotto al treno
sorride sventolando un lembo pesto
di carne…
Come somiglia questa vita a quella
già morta da decenni per violata
sovranità del nostro bene in guerra,
o al cranio tumefatto del fanciullo
che la consunta morsa della madre
nutrire può solo di mosche e terra.
Così il mercato dell’impero nero
tra i profughi, i suicidi e gli ammazzati
battezza con il sangue dei soldati
l’avvento del fascismo universale.
*
Il poeta marchigiano Davide Nota (1981), nonostante la giovane età, vanta già numerose pubblicazioni su riviste e antologie e in questi anni si è fatto conoscere per il suo impegno civile tramite la rivista "La Gru" e altre iniziative.
Nel 2005 ha pubblicato la sua prima raccolta Battesimo con prefazione di Gianni D'Elia, sicuramente uno dei più impegnati poeti civili della sua generazione. Proprio D'Elia, insieme con Pasolini, può essere considerato tra i poeti che più hanno influenzato la poetica di Nota.
Nel 2007 è uscita la raccolta Il non potere, che prosegue sulla strada tracciata da Battesimo: quella di una poesia di forte ispirazione civile, con descrizioni lucide, a volte minimaliste, della realtà contemporanea di un'Italia di provincia (quella ascolana in particolare) degradata e malsana.
Davide Nota, a differenza di molti suoi coetanei, recupera una certa tradizione metrica nell'uso della rima e del sonetto, impiantati però su un linguaggio postmoderno. In tal caso ci sentiamo di accostare la sua poesia a quella di Flavio Santi, poeta di qualche anno più vecchio, soprattutto del Santi di Il ragazzo X che, non a caso, ha anch'esso come punto di riferimento Pasolini.
Nella poesia inedita "Il fiore del fascismo universale" la critica alla realtà socio-politica attuale è forte, ma il poeta non si ferma qui e la riflessione sulla storia si fa amara e senza speranza: "guerra", "profughi", "i suicidi e gli ammazzati" costellano le nostre esistenze, sono ogni giorno tra noi. L'epoca attuale è ormai dominata da "banditi democratici" e, senza speranza nel futuro, assistiamo all' "avvento del fascismo universale".
Luca Ariano [La barriera n.77, giugno 2008]